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NOTE STORICHE







San Silvestro, sorta in prossimità del Monte Berico, verso la città, è una basilica a tre navate, con absidi semicircolari, costruita da murature di laterizio.

"Nella prima metà del secolo X poi la chiesa crollò, tranne le absidi e i muri perimetrali fino a poco più di due metri dal pavimento. Secondo una lapide antica andata perduta, nella chiesa ricostruita l'arcivescovo di Ravenna nel 1128 ne consacrò l'altare, assistito da un Legato pontificio." (R.Cevese)

Nel secolo Xll era una chiesa benedettina alle dipendenze dell'omonima abbazia di Nonantola. Non si conoscono tracce documentarie anteriori a quel periodo, anche se è stato proposto di anticipare la sua origine al secolo Vlll. Il racconto della Vita Ansemi abbati Nonantulani sulla fondazione da parte di Anselmo di Nonantola di tre oratori in finibus Vincentiae (San Pietro e Santa Maria in locus qui dicitur vicus Domnani e Santa Giustina di Sossano) è stato strumentalmente esteso a San Silvestro. Ma proprio il silenzio della fonte sul monastero urbano è un consistente indizio per credere alla sua posteriorità.



Le scarse informazioni sui sondaggi archeologici condotti nella chiesa tra il 1938 e il 1940 da Giovanni Lorenzon, il protagonista del «restauro» alla basilica dei Santi Felice e Fortunato sembrano andare nello stesso senso. Il parroco-archeologo, generalmente propenso a enfatizzare l'antichità dei reperti, scriveva di evidenze riconducibili alla chiesa di epoca romanica, sebbene il suo metodo asistematico e le sue descrizioni siano da assumere con prudenza.
A quando risale allora la costruzione di San Silvestro? Le cappelle controllate da Nonantola nel Vicentino possono essere state il presupposto per istituire una nuova fondazione monastica presso la città, come suggerisce Pellizzari, che ha collegato l'origine del cenobio alle invasioni degli Ungari e allo spostamento dei monaci dai nuclei insicuri delle campagne verso il centro urbano.

La proposta non ha un supporto documentario e può avere un senso se si dilata il fenomeno nel tempo, considerando la decadenza subita dalla stessa abbazia modenese fino al principio del secolo Xl.






La più antica testimonianza riconducibile alle vicende costruttive è un'epigrafe trascritta nel XVI secolo da Francesco Barbarano sulla consacrazione dell'altare maggiore nell'anno 1128, alla presenza dell'arcivescovo di Ravenna Gualterio e eli un legato pontificio, cardinale Pietro. L'iscrizione può essere considerata un termine ante quem, almeno per l'edificazione del settore orientale, in una forma, come diremo, quasi completamente cancellata da trasformazioni e rifacimenti.

"Attorno al 1200 i monaci, per formare un grande Coro, abolirono gli ultimi intercolumni verso il presbiterio, sostituendoli con due grandiose arcate. Agli inizi del secolo XV la chiesa venne abbellita da diffuse decorazioni ad affresco estese a pilastri, pareti, lunette e intradossi di archi, nonchè alla facciata, ove fino al 1943 sopravviveva ancora leggibile un grande pannello a sinistra della porta d'ingresso.
Dato che da Priorato benedettino nel 1420 divenne Commenda, la chiesa decadde rapidamente finchè passò nel 1523 alle monache benedettine. Fu rimaneggiata nel 1568 e negli anni seguenti, nel secolo XVII si demolirono le absidi, per l'erezione del Coro delle monache e si arricchì l'interno di un soffitto decorato di sette tele, fra cui cinque del Carpioni" (R.Cevese).
L'unica abside esistente prima del «restauro», dovuta a una trasformazione presbiteriale del XVI secolo (quando il monastero divenne temminile) fu demolita per costruire quella odierna, sembra sulla base di presunti resti nel sottosuolo. Le due absidi minori furono edificate seguendo le evidenze messe in luce durante gli scavi degli ultimi anni Trenta: il muro di fondazione dell'abside sinistra pare fosse stato trovato a 1,5 m dal suolo!

"Nel 1797 le monache furono obbligate a lasciare il convento e le truppe francesi occuparono il Coro per usi militari. Con funzione di parrocchia, la chiesa rimase aperta fino al 1810, anno in cui la cura d'anime fu trasferita a S.Caterina e dopo il 1810 tutto il convento di San Silvestro fu ridotto a caserma e la chiesa venne chiusa. Con l'annessione di Vicenza al regno d'Italia, la caserma assunse il nome del gen. Durando e fu destinata alle truppe alpine. "(R.Cevese)




Sconsacrato e profanato nelle sue stesse tombe, il vetusto tempio si ridusse ad uno stato di totale abbandono. Soltanto nel secondo dopoguerra fu iniziato il restauro della chiesa e di quanto era rimasto del complesso monastico gravemente bombardato.

Una prima preziosa fase di lavori fu realizzata dagli "Amici dei Monumenti" di Vicenza dal 1951 in poi, animati dall'intelligente entusiasmo del prof. Renato Cevese, con il consenso e la collaborazione della Soprintendenza ai Monumenti di Venezia nella persona degli architetti Forlati e Franco.
Il Soprintendente operò allo scopo di togliere le cosiddette superfetazioni moderne, trovandosi ad attribuire coerenza a uno scheletro architettonico ormai troppo compromesso. I lavori eliminarono gli apparati dovuti alle trasformazioni della chiesa nel cinquecento e nel Settecento, già alterati dalla riduzione dell'edlficio a magazzino militare dopo la soppressione del monastero in età napoleonica. Forlati intervenne, dunque, in una struttura da tempo danneggiata, a cui si aggiunsero i disastri provocati dai bombardamenti del 1944, che sventrarono buona parte del tetto.
La facciata mostra i segni della chiusura di una o due grandi finestre e di un grande oculo mediano, in favore di una bifora al centro dei prospetto, di cui sarebbero stati trovati i contorni. I danni e i risarcimenti alle pareti furono realizzati anche con laterizi antichi (dai carteggi emerge che giunsero in cantiere mattoni provenienti dalla demolizione di palazzo Tecchio a Vicenza).
L'architrave della porta di facciata venne ricostruito per liberare un blocco di età romana (un'iscrizione relativa ai cestai, ora esposta in chiesa), memoria della pertinenza alla costruzione del Xll secolo.
Fu evitato, invece, il rifacimento, in apparenza più semplice, dei contrafforti a sperone ai lati della porta settentrionale, rara vestigia a Vicenza di uno degli elementi tipici del lessico architettonico veronese.






I limiti del «restauro» risaltano osservando i sostegni interni. Quando furono spogliati delle sovrapposizioni uniformi di epoca moderna risultarono eterogenei per forma e per cronologia.

Pilastri quadrangolari con angoli smussati si combinano a una colonna in laterizio (secondo sostegno a sinistra), a un pilastro cruciforme (terzo sostegno a sinistra) e a quattro semicolonne, due addossate alla facciata e due ai lati dell'abside maggiore.

Secondo Arslan i pilastri d'origine erano quadrangolari e la smussatura degli angoli potrebbe risalire all'epoca barocca (ma questa fisionomia è attestata a Vicenza anche nel Xlll secolo, per esempio, nella chiesa di Santa Corona).






L'aspetto dei sostegni davanti al presbiterio denuncia un rifacimento, almeno nel paramento esterno, mentre sulla parete superiore (da entrambi i lati della navata) è evidente il tamponamento eli un grande arco ribassato, ampio quanto due campatelle. Arslan ha opportunamente confrontato questa arcata presbiteriale con quella analoga agli altri edifici del Xll secolo come Santa Maria di Gazzo e San Pietro di Villanova.
L'imposta dell'arco risulta più alta di circa 1,5 m rispetto a quella (lell'arcata attuale e il presbiterio, perciò, doveva essere sopraelevato. Sappiamo che questa zona I'altare rialzata fu eliminata abbastanza presto, prima delI'inoltrato XIV secolo, epoca a cui è riferibile il lacerto ad affresco con testa di santo sulla semicolonna a sinistra lell'abside maggiore (forse si trattò dei lavori documentati nel 1282, anche se apparentemente diretti alla sistemazione delle coperture). L'attuale pilastro cruciforme è posto sotto il punto in cui cadeva l'arco ribassato e forse la sua fisionomia serviva a delimitare il nuovo presbiterio. Se combiniamo la possibilità che la zona dove fu consacrato I'altare nel 1128 fosse rialzata ed estesa alle absidi minori (come a San Pietro di Villanova), con alla profondità di un metro e mezzo, risulta possibile che nel dislivello tra il piano presbiteriale e il piano della vecchia abside, fosse inserita una cripta.
La nostra è naturalmente una congettura, che riapre i problemi lasciati aperti dalla documentazione degli ultimi anni Trenta e su cui una risposta potrà venire forse soltanto attraverso nuove indagini archeologiche o documentarie.






La chiesa aveva un campanile, demolito nel 1809, di cui si ha un riscontro in una riproduzione di Giandomenico Dell'Acqua del 1711, mentre le strutture visibili del monastero annesso sono il risultato della progressiva trasformazione di un impianto del XVI secolo.
Una seconda fase di lavori, importante ed imponente, è stata realizzata nell'ultimo decennio dalla Soprintendenza ai beni architettonici ed ambientali di Verona, per la cura assidua e altamente qualificata dell'architetto sig.ra Gianna Gaudini.
I lavori di restauro della chiesa si conclusero nel 2003. Il resto del complesso monumentale, che, con la sua varia articolazione di spazi e di volumi storicamente e stilisticamente differenziati forma un tutt'uno con essa, risanato al grezzo, e' in attesa d'un compimento che ne consenta una fruizione completa, ospitando attività religiose ed iniziative culturali di interesse storico, artistico e musicale. Attualmente ospita attivita' artische e culturali a cura di AxA Associazioni Artisti per l'Arte Sacra coordinate da Gino Prandina, che, dal 2001 valorizzano il prezioso Complesso. Dal 2009 è sede dell'UCAI Unione Cattolica Artisti Italiani, sezione Beato Claudio Granzotto.

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    Complesso Monumentale di San Silvestro, Contrà San Silvestro, Vicenza - Tel 329 739 3249 - Fax 0444 50 33 37 - Fax 0444 50 33 37