19 domenica ordinaria (ANNO C)

 

 

 

19 domenica ordinaria (ANNO C)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Andrea Mantegna, Veglia nell’orto degli ulivi, 1458, 63×80, olio su tela, London Gallery, Londra.

 

L’arte

Cristo prega nell’orto del Getsemani prima dell’arresto. Lo sperone di roccia sul quale è inginocchiato

Cristo rappresenta un altare: Cristo è come una vittima sacrificale. La città di Gerusalemme come Roma

antica, di Venezia e di Verona… rispecchia la passione antiquaria e classica di Mantegna. Gli apostoli

dormono. Non sono stati capaci di un’ora di veglia… Nella scena l’artista ha posto alcuni animali

simbolici, i conigli. l’ibis e il pellicano, e un albero caduto. Secondo antiche credenze, il pellicano,

nutriva i piccoli con il suo sangue. Ambrogio considerava il coniglio simbolo delle due nature di Cristo,

umana e divina. L’albero caduto allude al peccato mentre un ibis bianco simboleggia la resurrezione.

Intro

Cristo invita a non aver paura, non lasciarci prendere dall’angoscia, di conservare una tranquilla fiducia

in Dio, poiché “al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno”. La motivazione diventa qui anche il

fine dell’uomo: dove si trovano i veri valori? “Perché dove è il vostro tesoro, lì sarà anche il vostro

cuore”. Questa priorità presume il distacco dal denaro e dai beni materiali, o che li utilizziamo per il

bene altrui, responsabili davanti a Dio della loro gestione.

Aspettiamo vegliando la venuta di Cristo… “ pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese”. Come

quei servi non sanno quando il loro padrone rientrerà dal ricevimento di nozze, o come un uomo che

non può prevedere quando entreranno i ladri nella sua casa.

 

Il vangelo

 

Lc 12,32-48 Anche voi tenetevi pronti.

 

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno.

Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei

cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro

cuore. Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro

padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.

Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le

vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima

dell’alba, li troverà così, beati loro! Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe

scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio

dell’uomo». Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».

Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo

della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando,

troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.

Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi

e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se

l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.

Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà,

riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne

riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».

Le parole

Bisogno. Il Padre conosce il nostro bisogno. Da qui la pace, la consapevolezza e la consolazione, anche

se siamo piccoli. L’invito a vendere, più che alla carità fa richiamo alla libertà dall’affanno e al richiamo

irresistibile del tesoro della vita nuova del Vangelo.

Ricchezza. Tutto ha relazione con Dio Padre, anche l’arricchirsi è buona cosa se fatto “davanti” a Lui,

mentre tutto il tempo della vita è vigilanza e attesa dell’incontro – inimmaginato – con il Figlio

dell’uomo. Quanta pace in questa attesa rispetto all’agitarsi per la minaccia terrificante prospettata dalle

sette che continuano a fissare date e modi della fine, compreso il numero chiuso dei salvati.

Rendiconto. Il rendiconto legato al ritorno del Signore, è quello singolare al termine della vita, e

universale rimandato alla fine del mondo. ma c’è’ anche l’umile rendiconto di ogni giorno: siamo stati

“con la cintura ai fianchi e le lampade accese”?

Prepararsi, attendere, arrivare, trovare… il tempo cristiano non ruota su se stesso in una

continua replica: è il mito greco di Cronos che teorizza l’annullamento di ogni cosa divorata dal nulla.

Nella prospettiva cristiana il tempo è direzionato, è una freccia scoccata, è una strada, è l’attesa dello

Sposo che sta arrivando, e al quale andiamo incontro; è una “storia di salvezza”, con l’inatteso finale di

un Padre che mette a tavola i servi e passa a servirli. A questo prepara anche la lavanda dei piedi che

introduce e spiega la passione di Gesù.

La domanda di Pietro (“Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?”) non

universalizza la parabola, ma permette di comprendere le relazioni fra i servi-fratelli: ognuno

responsabile dell’altro, reciprocamente affidati gli uni agli altri da un Padre che viene a servire.

Paura. Il piccolo gregge non deve aver paura. C’è chi ha contato, nel Vangelo, tutte le volte – sono 365

– in cui il Signore lo raccomanda, quasi supplicando. Siamo figli di Dio e il regno è già dato. Dobbiamo

solo avverare quello che siamo.

La teologia

Sap 18,3.6-9; Eb 11,1-2.8-19; Lc 12, 32-48

Tutti i testi di questa domenica esigono da noi che viviamo come in partenza: partenza in base alla fede

in base all’annuncio di Dio, in base al prossimo rendiconto.

1. «Stare fermi in ciò che si spera». La seconda lettura chiama l’esistenza in partenza semplicemente

«fede». La fede si appoggia su una ricevuta parola di Dio, che però annuncia una realtà invisibile e

futura. Ciò viene indicato nell’esistenza di Israele, che inizia con la dipartita di Abramo e avanza

attraverso i secoli: questa fede può essere duramente provata, come mostra la pretesa fatta ad Abramo di

sacrificare suo figlio, come dimostra anche il fatto che tutti i rappresentanti dell’Antico Patto «sono

morti senza aver raggiunto i beni della promessa». Essi hanno imparato quasi più drasticamente dei

cristiani che cosa significa abitare quaggiù «come stranieri e ospiti» e cercare una patria, che si trova al di

là della loro esistenza del tutto peritura. Giacché i cristiani nel destino di Gesù e nella grazia dello

Spirito Santo hanno non solo «salutato da lontano» la patria celeste, ma hanno, come dice Giovanni,

«guardato, ascoltato, toccato la Parola della vita eterna» e secondo Paolo hanno ricevuto lo Spirito Santo

come caparra, così che essi possono e devono con più sicurezza e in tal modo anche con più

responsabilità andar incontro al compimento di quanto promesso.

2. «La notte della liberazione prima annunciata». La prima lettura mostra che già nell’Antico Patto la

fede non era senza ogni garanzia: c’erano annunci che si adempivano, come quello nella notte della cena

pasquale o come la promessa di Dio al re Davide, come le predizioni dei profeti sulla deportazione e la

sua durata. Segni simili ne riceve ogni uomo attento: Dio gli mostra in tal modo che è sulla strada

giusta; se esige da lui la fede, Dio non lo lascia nell’incertezza, anche se talvolta viene posto in una prova

dura come Abramo o certi profeti, poiché la sua fede non può appoggiarsi in ultima analisi su segni e su

miracoli, ma sulla fedeltà di Dio, che mantiene inalterabilmente la sua parola.

3. «A chi fu dato molto, molto sarà richiesto». Il Vangelo sviluppa in modo molteplice l’esigenza fatta ai

cristiani a vivere di continuo come in partenza. E questo tanto più, quanto più copiosamente il Signore

ha dato loro doni e in tal modo compiti. Gli incarichi di Dio vengono adempiuti nel modo migliore

quando al servo davanti agli occhi sta il fatto che in ogni momento può venir chiamato a render conto.

Quando dunque ciascuno dei suoi istanti temporali viene vissuto e plasmato immediatamente in faccia

all’eternità. Se egli dimentica questa immediatezza, dimentica anche il contenuto del suo compito

terreno e la giustizia che vi si trova («comincia a percuotere i servi e le serve»); da questa giustizia si fa

ora chiaro che essa viene ricevuta solo quando il credente guarda oltre il mondo alle esigenze della

giustizia eterna, la quale non è una pura «idea», ma il Signore vivente, della cui apparizione tutta la

storia del mondo è in attesa.

I Padri

1. I valori della vita umana

Non vi sembra che la vita sia una via lunga e distesa e quasi un cammino segnato da tappe? Il cammino

ha inizio col parto materno e finisce col sepolcro, dove, chi prima chi dopo, arrivano tutti; alcuni dopo

aver fatto tutte le tappe, altri già alle prime. Dalle altre strade, che menano da una città all`altra, si può

uscire, ci si può fermare, se uno lo vuole; questa invece, anche se volessimo rimandare il percorso,

trascina i viandanti senza posa alla meta prestabilita. E neanche è possibile che uno che è uscito dalla

porta e s`è messo sulla via, non raggiunga la meta. Ciascuno di noi, appena uscito dal seno materno, è

preso dal fiume del tempo, lasciandosi sempre indietro il giorno vissuto, senza possibilità di ritorni. Noi

ci congratuliamo degli anni che passano e alle diverse tappe siamo felici, come se guadagnassimo

qualche cosa e ci sembra bello, quando uno da ragazzo diventa uomo e da uomo diventa vecchio. Ma

dimentichiamo che tutto il tempo che abbiamo vissuto è un tempo che non abbiamo piú; cosí a nostra

insaputa la vita si consuma, sebbene noi la misuriamo dal tempo che è passato via. E non pensiamo

quanto sia incerto quant`altro tempo ci voglia concedere colui che ci ha mandato a fare questo viaggio e

quando ci aprirà le porte d`ingresso alla dimora stabile e che dobbiamo tenerci sempre pronti a partire

di qua. Ci dice, però: “Tenete la corda ai fianchi e la lucerna accesa siate simili ai servi che aspettano il

ritorno del padrone e si tengono pronti, in modo che gli possano aprire, appena bussa” (Lc 12,35-36)…

Tralasciamo le cose inutili e curiamo le cose che sono veramente nostre. Ma quali sono le cose

veramente nostre? L`anima, per la quale viviamo e che è intelligente e il corpo, che il Creatore ci ha

dato come veicolo per passar la vita. Questo è l`uomo, una mente in una carne complementare. Questo

vien fatto dal Creatore nel seno materno. Questo viene alla luce col parto. Questo è destinato a

dominare sulle cose terrene. Le creature gli sono sottoposte, perché eserciti la virtù. Gli è data una legge,

perché rassomigli al suo Creatore e porti sulla terra un segno della disciplina del cielo. Di qui viene.

Questo è chiamato al tribunale di Dio, che lo ha mandato; è chiamato in giudizio, riceverà la mercede

di ciò che fa nella vita. E le virtù saranno cosa nostra, se saranno diligentemente fuse con la natura; e

non ci abbandonano, se non le cacciamo con i vizi, e ci vanno innanzi alla gloria futura e mettono tra

gli angeli chi le coltiva e splendono eternamente sotto gli occhi del Creatore. Le ricchezze invece e i

titoli e la gloria e i piaceri e tutta la turba di queste cose che crescono ogni giorno per la nostra

insipienza, non vennero alla vita con noi e non ci accompagnano all`uscita; ma in ogni uomo rimane

fisso e certo, ciò che fu detto dal giusto: “Sono uscito nudo dal seno di mia madre e nudo tornerò” (Gb

1,11). (Basilio di Cesarea, Hom. Quod mundanis, 2 s., 5)

2. La fine del mondo

Sorvegliate la vostra vita. Le vostre lampade non si spengano, e non si sciolgano i vostri fianchi, ma siate

pronti. Non sapete l`ora in cui nostro Signore viene (cf. Mt 24,42-44). Riunitevi spesso cercando ciò

che conviene alle vostre anime non vi gioverà tutto il tempo della vostra fede, se non sarete perfetti in

ultimo. Negli ultimi giorni aumenteranno i falsi profeti e i corruttori, le pecore si cambieranno in lupi

(cf. Mt 7,15) e l`amore si muterà in odio. Crescendo l`iniquità, gli uni odieranno gli altri, si

perseguiteranno e si tradiranno. Allora comparirà il seduttore del mondo come figlio di Dio e farà segni

e prodigi. La terra sarà nelle sue mani, e farà cose scellerate che mai avvennero dal principio del mondo.

Allora il genere umano perverrà al fuoco della prova, si scandalizzeranno molti e periranno. Quelli,

invece, che perseverano nella fede saranno salvati (cf. Mt 24,10-12) dalla maledizione di lui. E allora

appariranno i segni della verità; prima il segno dello squarcio nel cielo, poi il segno del suono della

tromba, in terzo luogo la risurrezione dei morti. Non di tutti, ma secondo quanto fu detto: “Verrà il

Signore e tutti i santi con lui” (Zc 14,5). Allora il mondo vedrà il Signore che viene sopra le nubi del

cielo (cf. Mt 24,30).

(Didachè, 16, 1-8)

3. Il mondo offre solo tenebre

Qual mai vantaggio ho tratto io dal mondo

e quei che son nel mondo cosa acquistano?

In verità nulla: nudi vivranno nei sepolcri,

nudi risorgeranno e tutti

incorreranno in giudizio,

perché la via vera hanno abbandonato,

la luce del mondo, il Cristo intendo;

le tenebre hanno amato,

e camminare in esse han preferito

essi che non hanno accolto

la luce che nel mondo s`è diffusa,

che il mondo non può cogliere o vedere.

(Simeone Nuovo Teologo, Hymn., 28, 48-56)

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A cura di Gino Prandina, fraternità dell’Hospitale e AxA associazioni artisti per l’arte sacra Vicenza, digit: artesacravicenza.org I commenti teologici

sono tratti dai manoscritti di H.U.V.Balthasar e e M.v.Speryr

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A cura di Gino Prandina, fraternità dell’Hospitale e AxA associazioni artisti per l’arte sacra Vicenza.

digit: artesacravicenza.org

I commenti teologici sono tratti dai manoscritti diartesacravicenza.org / A cura di Gino Prandina, Fraternità dell’Hospitale, aXa Associazioni artisti per l’Arte sacra.

La sezione “Teologia” è tratta dagli scritti di H.U. von Balthasar e Adrienne von Speyr.