DOMENICA 25a ordinaria A

25a DOMENICA ordinaria (anno A)

Commento artistico-teologico-patristico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   C. Cullino, i lavoratori della vigna, olio su tela.

 

 

L’arte

Nell’opera odierna, l’autore coglie un particolare della vendemmia. Lavoratori portano sulle spalle i contenitori pieni di grappoli. Il sole, la fatica il caldo sono ingredienti di quest’opera a cui molti sono dediti in questi giorni. Spesso i proprietari del fondo assoldano braccianti per velocizzare la raccolta. A questi si possono chiamare anche altri, secondo le necessità.

La fatica è accompagnata dalla gioia per quanto si raccoglie e dalla speranza di una buona annata per il vino. Ciascuno è chiamato a svolgere con fedeltà il compito affidatogli, sapendo che talvolta colui che raccoglie non è colui che ha piantato… ma gli uni e gli altri gioiscono per il frutto della vite. G.P.

 

Intro

Gesù ci svela quanto la sua logica sia diversa dalla nostra e la superi.
Nella sua vigna c’è spazio per tutti e ogni ora può essere quella giusta. Così come ogni nostra situazione di vita deve essere la vigna che ci è affidata per curarla e metterla in grado di portare molto frutto e questo non per rinchiuderci egoisticamente in un ambito ristretto ma per riconoscerci, a partire dal concreto dell’esistenza, “lanciati sulle frontiere della storia”, per essere cioè veri evangelizzatori e missionari.
Siamo tutti pronti a riconoscerci tra gli operai che hanno accettato l’invito della prima ora, ma quale potrà essere la chiamata che il Signore ci riserva per l’ultima ora, per la sera della nostra vita?
Riconoscersi tra i chiamati alla salvezza deve significare renderci disponibili ad accogliere ogni chiamata, anche la meno gratificante, la più difficile e dolorosa.

 

Il Vangelo  

Mt 20,1-16 Sei invidioso perché io sono buono?

 

Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

 

Le parole

 

Ricompensa. La ricompensa del Signore è grande: il centuplo e la vita eterna. È un dono accordato a tutti, cominciando dagli “ultimi” arrivati. Tutte le ore sono buone per l’appuntamento col Signore. Sempre i “primi” sono stati gelosi della misericordia di Dio. Così il popolo d’Israele, il profeta Giona, il fratello maggiore del “figlio prodigo”… O come il giovane ricco e tutti quelli che pensano che la vita eterna consista nel fare qualcosa in più, mentre Gesù la promette a chi lascia tutto. Per i primi e per gli ultimi, la salvezza è sempre dono gratuito del Padre, è grazia. Solo che a capirlo subito sono gli ultimi; ai poveri basta poco a credere che ogni cosa ricevuta è un dono.

L’ora. Le cinque chiamate del vignaiolo possono corrispondere alle età in cui ognuno è chiamato, oppure alle epoche della storia. Conta una cosa: con Gesù siamo all’ora decisiva. E quanto agli operai, sia che indichino gli ebrei e i pagani, sia che in essi si vedano i popoli dell’Oriente e dell’Occidente, l’importante è capire che nessuno è fuori dalla misericordia di Dio e che il privilegio non è dato dall’ora, ma dall’essere chiamati e mandati. L’alternativa è restare disoccupati – letteralmente senza opera – nel senso di mancare di direzione e di senso.
Le ore del giorno chiamate nell’antico modo (ora terza, sesta, nona…) fanno pensare anche alla preghiera della Chiesa distribuita nel corso della giornata. Anche questa è una chiamata quotidiana; anche questa è un’opera necessaria e capace di dissodare la vigna perché i frutti maturino.

Giustizia. Anche il Vangelo di questa domenica porta la notizia della bontà di Dio. Dio è amore. In questo consiste il suo essere giusto nei confronti di tutti a cui riserva la sua misericordia. Il “denaro” dato a quelli che ha chiamato alla vigna è la sua misericordia, data per grazia a tutti gli uomini che, prima, erano oziosi, disoccupati e demotivati. La chiamata e il dono di Dio salva la vita. Ci salva la vita.

 

 

La teologia

Is 55, 6-9; Fil 1, 20-24; 27a; Mt 20, 1-16a.

 

  1. Al di là della giustizia. Nel confronto dei lavoratori della vigna si deve ben osservare l’aspetto che Dio nella sua libera bontà può tranquillamente scavalcare le misure della giustizia distributiva e, di fatto, questo è il suo modo di agire. Si sottolinea la libertà: «Non posso fare delle mie cose quello che voglio?», e al tempo stesso la bontà: «oppure tu sei invidioso perché io sono buono?». Si può benissimo applicare questo confronto agli Ebrei e ai Gentili: gli Ebrei hanno lavorato fin dal primo mattino, i Gentili sono arrivati all’undicesima ora Ma di fatto sia gli uni che gli altri hanno ricevuto la stessa ricompensa secondo la libera e smisurata bontà di Dio perché già l’intera alleanza con Israele era espressione di un comportamento divino libero ed entusiasticamente buono. Ma il confronto vale per ogni tempo e per ogni popolo che voglia comprendere l’idea fondamentale di Gesù: Dio ha già da sempre superato il livello della giustizia meramente distributiva e quindi tramite Cristo esorta a fare altrettanto: «Poiché io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel Regno dei cieli» (Mt 5,20).
  2. La giustizia dell’amore di Dio. Tutto questo non significa assolutamente che l’amore e la misericordia di Dio siano ingiusti. La giustizia è una caratteristica di Dio tanto quanto lo sono l’amore e la misericordia. Perciò il discorso della montagna sottolinea il fatto che Gesù non è venuto per abolire la legge ma per darle compimento, e che nessuna prescrizione della legge, in quanto proviene da Dio, può essere abolita (Mt5, 17-19). Qualsiasi interpretazione del discorso della montagna che trascuri questo fatto, anche quando riguarda l’applicazione dell’amore dei nemici e l’essere inermi nell’ambito della società, resta un’interpretazione monca. L’ordine intramondano, sia esso di tipo privato o pubblico, non viene abolito ma solo superato tramite il comportamento di Dio in Cristo e nel comportamento dei seguaci di Cristo. La prima lettura esprime in maniera drastica questa grandezza dei pensieri del Signore al di sopra della rappresentazione umana della giustizia e della correttezza: le vie del Signore sovrastano la sensibilità umana come il cielo sovrasta la terra. Il pensare e l’agire di Dio viene connotato proprio come pietà e perdono, che naturalmente, in quanto Grazia, contiene in sé l’esigenza alla conversione; tutto questo è considerato dal punto di vista della Grazia, non della giustizia.
  3. L’immagine ecclesiale. Nella seconda lettura Paolo ci dà una straordinaria conferma per quanto abbiamo detto. Dov’è per lui la migliore imitazione della bontà di Dio? Mentre gli uomini si augurano una lunga vita, Paolo desidera soprattutto morire per essere con Cristo. Ma al di là di questo ardente desiderio, Dio potrebbe volere che egli rimanga in vita per il bene della comunità e che porti frutto sulla terra. Non è lui a scegliere, ma lascia che sia Dio a scegliere per lui la cosa migliore. Questa cosa migliore non consiste, come credono alcuni, nella crescita continua delle opere buone e degli impegni apostolici, ma soltanto nella realizzazione del volere di Dio, i cui piani sovrastano anche i desideri e le aspirazioni dell’Apostolo, come il cielo sovrasta la terra, così pure i pensieri del proprietario della vigna sovrastano quelli dei lavoratori, sia di quelli che hanno lavorato a lungo, sia di quelli che hanno lavorato per poco; in ogni caso quei pensieri sono per il meglio di ogni uomo e sono anche ricchi di grazia.

I Padri

 

Le ore della divina chiamata

L`operaio, dunque, (che fu chiamato) al mattino, all`ora terza, sesta e nona, indica quell`antico popolo ebraico che fin dagli inizi del mondo, nei suoi eletti, si studiò di onorare Dio con retta fede, come se non cessasse di faticare nel coltivare la vigna. All`undicesima ora sono chiamati i pagani, ai quali anche è chiesto: “Perchè ve ne state qui tutto il giorno oziosi?” (Mt 20,6). Essi, infatti, per così lungo tempo non si erano curati di lavorare per la loro vita, come se stessero in ozio tutto il giorno. Ma pensate, fratelli carissimi, cosa risposero alla domanda: Gli risposero: “Perchè nessuno ci ha presi” (Mt 20,7). Nessun patriarca, nessun profeta era stato mandato loro. E cosa significa: «Nessuno ci ha presi a lavorare», se non questo: «Nessuno ci ha predicato le vie della vita»? Cosa dunque diremo a nostra scusa, quando abbiamo omesso di fare il bene noi che fin dal grembo della madre siamo venuti alla fede, che fin dalla culla abbiamo udito le parole di vita, che insieme al latte carnale abbiamo attinto il liquore della predicazione celeste al seno della santa Chiesa?

Possiamo anche distinguere le diverse ore in relazione ad ogni uomo, secondo i diversi momenti delle sue età. Così il mattino è la puerizia del nostro intelletto. L`ora terza può indicare l`adolescenza, perchè quando cresce il calore dell`età è come se il sole salisse in alto. L`ora sesta è la gioventù, perchè come il sole sembra fermarsi nel mezzo (del cielo), in essa viene raggiunto il pieno vigore. L`ora nona raffigura la maturità, nella quale il sole comincia a declinare, perchè in questa età comincia a venir meno il calore della gioventù. L`undicesima ora è quella età che viene detta decrepita, cioè la vecchiaia… Siccome poi uno chiamato alla vita santa durante la puerizia, un altro nell`adolescenza, un altro nella gioventù, un altro nella vecchiaia, un altro ancora nell`età decrepita, ecco che gli operai sono chiamati alla vigna in ore diverse. Osservate pertanto i vostri costumi, fratelli carissimi, e vedete se siete già operai di Dio. Ciascuno esamini le sue opere e consideri se sta faticando nella vigna del Signore. Chi infatti in questa vita cerca le cose sue, non è ancora giunto alla vigna del Signore. Lavorano invece per lui coloro che pensano non ai propri guadagni, ma a quelli del Signore, e che per lo zelo della carità si dedicano ad opere pie, si adoperano a conquistar anime, si affrettano a condurre con sé anche gli altri alla vita. Chi invece vive per sé e si pasce dei piaceri della sua carne, è giustamente accusato di essere ozioso, perchè non aspira al frutto dell`opera divina.

Chi poi ha trascurato fino a tarda età di vivere per Dio, è come se fosse stato in ozio fino all`undicesima ora. Per cui, giustamente, vien detto a coloro che sono rimasti indolenti fino all`undicesima ora: “Perchè ve ne state qui tutto il giorno oziosi”? E` lo stesso che dire: «Anche se non avete voluto vivere per Dio nella puerizia e nella giovinezza, ravvedetevi almeno nell`ultima età, e, sia pure in ritardo, quando ormai non c`è più molto da faticare, venite alla via della vita». Anche questi chiama il padrone di casa, e il più delle volte essi sono ricompensati prima, perchè uscendo prima dal corpo, vanno al regno prima di quelli che semhravano essere stati chiamati fin dalla puerizia. Non giunse forse all`undicesima ora il buon ladrone? Se non giunse a quell`ora per l`età, vi giunse certo quanto alla sofferenza, egli che riconobbe Dio mentre era in croce e spirò quasi mentre faceva tale professione. Il padrone di casa cominciò così la distribuzione della paga dall`ultimo, perchè condusse al riposo del paradiso il ladrone prima di Pietro. Quanti patriarchi vissero prima della Legge, quanti sotto la Legge, e tuttavia coloro che furono chiamati alla venuta del Signore giunsero senza alcun indugio al regno dei cieli!…

Ma è terribile ciò che segue a queste (parole): “Molti sono chiamati, ma pochi eletti” (Mt 26,16), perchè molti vengono alla fede, pochi giungono al regno dei cieli. Ecco infatti in quanti siamo convenuti alla festa di oggi e riempiamo le mura di questa chiesa; e tuttavia chissà quanto pochi sono quelli che sono annoverati nel gregge degli eletti di Dio! Ecco infatti la voce di tutti grida: «Cristo!», ma la vita di tutti non grida altrettanto. I più seguono Dio a parole, lo fuggono con la condotta pratica di vita…

Di questi tali, fratelli carissimi, ne vedete molti nella Chiesa, ma non dovete né imitarli e neppure disperare (della loro salvezza). Noi vediamo infatti quello che è oggi ciascuno, ma non sappiamo che cosa potrà diventare domani. Molte volte anche chi sembra venire dopo di noi ci precede con l`agilità delle buone opere, e a stento seguiamo quello che oggi crediamo di precedere. Certamente, mentre Stefano moriva per la fede, Saulo custodiva le vesti di coloro che lo lapidavano. Egli dunque lapidò con le mani di tutti, perchè rese tutti più spediti nel lapidare; e tuttavia con le sue fatiche precedette nella santa Chiesa quello stesso che con le sue persecuzioni aveva reso martire. Ci sono dunque due cose alle quali dobbiamo seriamente pensare. Siccome infatti “molti sono chiamati, ma pochi eletti”, per prima cosa nessuno deve minimamente presumere di se stesso, perché anche se è già stato chiamato alla fede non sa se è degno del regno eterno. La seconda cosa è che nessuno osi disperare del prossimo, che forse ha visto giacere nei vizi, perchè ignora le ricchezze della misericordia divina.

(Gregorio Magno, Hom. XIX, 1-3.5-6)

 

  1. I chiamati e gli eletti

Che nessuno di voi, carissimi, si creda in sicurezza sotto il pretesto che è battezzato, poiché alla stregua di coloro che corrono negli stadi dei quali non tutti ricevono il “bravium”, cioè il premio della vittoria, ma solo colui che è arrivato primo nella corsa, così non sono salvati tutti coloro che hanno la fede, bensì solamente coloro che perseverano nelle buone opere cui hanno posto mano. E come colui che lotta contro un altro «si astiene da tutto», così anche voi dovete astenervi da tutti i vizi, per poter vincere il diavolo, vostro avversario. Uomini infelici servono un re terreno con il pericolo della propria vita e passano per enormi difficoltà in vista di un risultato quanto mai effimero e presto scomparso; perchè non servite invece il re del cielo per ottenere la felicità del Regno? E visto che per la fede il Signore vi ha già chiamati nella sua vigna, cioè nell`unità della santa Chiesa, vivete, comportatevi in modo tale che, grazie alla divina liberalità, voi possiate ricevere il denaro, cioè la felicità del regno celeste.

Che nessuno disperi a causa della grandezza dei suoi peccati, e non dica: Numerosi sono i peccati nei quali ho perseverato fino alla vecchiaia e all`estrema vecchiaia, non potrà più ormai ottenere il perdono, soprattutto per il fatto che sono i peccati che mi hanno lasciato e non io che li ho rigettati. Che costui non disperi affatto della misericordia divina, poichè alcuni sono chiamati nella vigna di Dio alla prima ora, altri alla terza, altri alla sesta, altri alla nona, altri alla undicesima, come dire che gli uni sono portati al servizio di Dio nell`infanzia, altri nell`adolescenza, altri nella giovinezza, altri nella vecchiaia, altri nell`estrema vecchiaia.

E, come nessuno, quale che sia la sua età, deve disperare se vuole convertirsi a Dio, così nessuno deve credersi nella sicurezza solo in forza della propria fede, ma deve piuttosto temere quanto è detto: “Molti sono chiamati, ma pochi sono eletti” (Mt 20,16). Che noi siamo chiamati per la fede, lo sappiamo; ma se siamo eletti, lo ignoriamo. Ciascuno deve quindi essere tanto più umile in quanto ignora se è eletto.

Che Dio onnipotente vi accordi di non essere nel numero di coloro che a piedi traversarono il Mar Rosso, mangiarono la manna nel deserto, bevettero la bevanda spirituale, e tuttavia perirono a causa delle mormorazioni fatte nel deserto, bensì nel numero di coloro che entrarono nella terra promessa e ottennero, lavorando fedelmente nella vigna della Chiesa di ricevere il denaro della felicità eterna, di modo che con il Cristo vostro capo voi possiate, voi sue membra, regnare per tutti i secoli dei secoli. Amen. (Anonimo IX sec., Hom. 4, 4-7)

 

  1. La chiamata è per tutti e alla prima ora

A quale scopo, dunque, è stata composta questa parabola, e che fine vuol conseguire? Essa mira a incoraggiare gli uomini che si sono convertiti e hanno cambiato vita in età avanzata, e a evitare che si ritengano inferiori. Questa è la ragione per cui il Signore presenta altri che mal sopportano il fatto che costoro ottengano quei doni; non tanto per mostrare che quelli siano realmente rosi e consumati dall`invidia. Dio ci liberi da tale pensiero; quelli vengono introdotti solo per farci comprendere che gli ultimi arrivati godono di tale onore, che può anche causare invidia. La stessa cosa facciamo anche noi molte volte, quando diciamo ad esempio: Il tale mi ha rimproverato d`averti fatto tale onore. Con ciò noi non vogliamo dire che realmente siamo stati rimproverati, né pensiamo di screditare quell`altro, ma vogliamo dimostrare la grandezza del dono che abbiamo fatto all`amico.

Ma voi ora mi domanderete perchè il padrone non fa venire gli operai tutti insieme a lavorare nella vigna. Per quanto dipende dal padrone, egli li ha chiamati tutti insieme, alla stessa ora; però non tutti hanno obbedito subito, e ciò per le diverse disposizioni dei chiamati. Per questo alcuni sono chiamati di buon mattino, altri all`ora terza, altri alla sesta, alla nona, fino all`undicesima ora, ciascuno nel momento in cui è pronto ad ascoltare la sua chiamata. La stessa cosa dichiara anche Paolo dicendo: “Quando è piaciuto a Dio, che mi ha separato dal ventre di mia madre” (Gal 1,15). E quando a Dio è piaciuto? Quando Paolo era pronto ad obbedirgli. Il Signore avrebbe certo desiderato chiamarlo fin dall`inizio della sua vita, ma sapendo che allora Paolo non avrebbe ceduto, ha atteso a chiamarlo nel momento in cui sarebbe stato disposto. Per questo, chiamerà il ladrone all`ultimo momento, ché altrimenti costui non avrebbe risposto alla chiamata. Paolo non gli avrebbe risposto prima, e molto meno, gli avrebbe obbedito il ladrone.

Orbene, se gli operai dicono qui che nessuno li ha presi a soldo, non bisogna pretendere, come già vi dissi, di esaminare e di spiegare ogni minimo dettaglio nelle parabole. E non dimentichiamo che non è il padrone a dire queste parole, ma gli operai dell`ultima ora: il padrone non li rimprovera per non turbarli, e per indurli a lavorare anch`essi nella vigna. Infatti, che egli abbia l`intenzione di chiamarli tutti dal principio lo dimostra la parabola stessa, quando dice che il padrone di casa uscì la mattina di buon`ora ad assoldare operai.

Da ogni parte, quindi, risulta evidente che la parabola è indirizzata sia a coloro che dalla prima età, sia a quelli che in età avanzata e più tardi si danno alla virtù. Ai primi, perchè non si insuperbiscano né insultino coloro che vengono all`undicesima ora; agli ultimi, perchè sappiano che possono, in breve tempo, recuperare tutto. Siccome, infatti, il Signore aveva in precedenza parlato di fervore e di zelo, di rinuncia delle ricchezze, di disprezzo di tutto ciò che si possiede – il che richiede grande sforzo e un ardore giovanile – per accendere negli ascoltatori la fiamma dell`amore e dar tono alla loro volontà, dimostra ora che pure quelli che sono giunti tardi possono ricevere la ricompensa di tutta la giornata. Tuttavia, non dice esplicitamente questo, per timore che questi si insuperbiscano e siano negligenti e trascurati; mostra invece che tutto è opera della sua bontà e, grazie ad essa, costoro non saranno trascurati, ma riceveranno anch`essi beni ineffabili. Questo è lo scopo principale che Cristo si prefigge nella presente parabola.

Né meravigliatevi se il Signore aggiunge che “saranno primi gli ultimi e ultimi i primi e molti saranno i chiamati e pochi gli eletti” (Mt 20,16). Egli non afferma ciò deducendolo dalla parabola, ma vuole far comprendere che come è successo questo succederà anche quello. Perché qui i primi non sono diventati ultimi ma tutti hanno ottenuto, al di là di quanto potevano aspettarsi e sperare, la stessa ricompensa. Orbene, come è accaduto questo contro ogni speranza e aspettativa e gli ultimi furono messi alla pari coi primi, così accadrà un fatto ancor più grande e straordinario, vale a dire che gli ultimi saranno i primi e i primi saranno dopo di essi.

(Giovanni Crisostomo, In Matth. 64, 3 s.)

 

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A cura di Gino Prandina, fraternità dell’Hospitale e AxA associazioni artisti per l’arte sacra Vicenza.

digit: artesacravicenza.org

I commenti teologici sono tratti dai manoscritti diartesacravicenza.org / A cura di Gino Prandina, Fraternità dell’Hospitale, aXa Associazioni artisti per l’Arte sacra.

La sezione “Teologia” è tratta dagli scritti di H.U. von Balthasar e Adrienne von Speyr.