Le tre Marie al sepolcro,

miniatura dell’Apocalisse di Bamberga, sec. XI ine., Bamberga, Staatsbibliothek, ms A.II.42.

 

 

L’Apocalisse di Bamberga  manoscritto miniato in stile ottoniano, contiene i vangeli e l’A‘Apocalisse di Giovanni. Fu redatto nello Scriptorium dell’Abbazia di Reichenau tra il 1000 e il 1020, commissionato dall’imperatore Ottone III, e consegnato al suo successore Sant’Enrico II che lo donò all’abbazia di Santo Stefano di Bamberga. Osserviamo questa pregevole miniatura pasquale. Lo stile è rapido e dinamico, di chiaro sapore bizantino. Le figure sono eleganti e allungate. Qualcuno ipotizza che si tratti di un testo illustrato commissionato in occasione del nuovo secolo, influenzato da teorie milllenariste. Così si chiedono lumi alla Scrittura. Da un lato l’Apocalisse, nelle splendide, terrificanti e consolanti immagini dei tempi ultimi, e dall’altro il vangelo della Pasqua. Il millenarismo, inteso come speculazione sulla fine dei tempi legata a un’attesa del regno di Cristo prima del Giudizio, non è esclusiva dei secoli X e XI. Il tempo era (anche oggi?) percepito dall’uomo in modo soggettivo. La riflessione culturale sugli accadimenti in diverse epoche incoraggia l’intermittente rifiorire del millenarismo, «un aspetto del Medioevo dal quale non si può prescindere, una forma peculiare di atteggiamento verso il futuro». Era forgiato da un senso d’inquietudine che si associava a eventi nefasti (invasioni, saccheggi, carestie, impoverimenti) di cui nessuna epoca poteva dirsi scevra. In questa miniatura, dinanzi al sepolcro vuoto e oscuro, un angelo vestito di bianco si rivolge alle tre donne giunte per le tradizionali devozioni sul corpo di Gesù. Era stato sepolto in fretta, tolto subito alle lacrime dei suoi cari. Una pietra ne aveva sigillato la tomba, un macigno rotolava sulle speranze dei discepoli. Mentre scrivo ho dinanzi le immagini di camion militari che stanno trasportando le salme di numerose vittime lombarde del Covid19. È tragico morire così, lontani dai parenti, isolati, soffocati. È tragico piangere un corpo che ora per misure precauzionali è tolto alla vista, alle carezze, alle lacrime. Tragico dover seppellire in fretta, fra molti, uno dopo l’altro. Ora è Pasqua. L’annuncio è anche per chi piange queste innocenti vittime. Il sepolcro di Gesù è vuoto: la sindone afflosciata sulla pietra della deposizione e il sudario ripiegato. Matteo ricorda Maria di Màgdala e la madre di Giacomo, (Alfeo) Giuseppe, e Simone; della terza non viene riferito il nome. La madre di Gesù non viene ricordata. Anche l’evangelista Marco cita tre donne: Maria di Màgdala e la madre di Giacomo e Ioses; la terza si chiama Salome. Neanche Marco ricorda la madre di Gesù. Giovanni 19,25, presenta tre donne: la madre di Gesù, Maria di Cleofa detta “sorella di sua madre”, e Maria di Màgdala. Queste madri, sorelle, zie, amiche, ci guidino alla sapienza del cuore: non solo contando i giorni ma mediante le intuizioni del cuore.

 

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